La Consulenza Finanziaria come cuore delle attività di una banca

“Ogni nuovo scenario, e quello dell’introduzione della MiFID II lo è, comporta una sfida: non solo a livello di contenuti, ma anche in termini di relazione e comunicazione. Ed è su questi aspetti che ci giocheremo molto del nostro futuro. Per questo la nostra sfida è quella di elevare il livello qualitativo della nostra prestazione professionale. Ma non possiamo farlo da soli. Chiediamo alle società: come vi state organizzando? Come vogliamo organizzarci insieme?”. È stata questa la grande domanda lanciata dal presidente AnasfMaurizio Bufi, nel suo discorso di apertura dei lavori di Consulentia, la tre giorni romana svoltasi all’Auditorium Parco della Musica. 

La risposta giunta dai vertici delle reti presenti all’evento forse non è stata quella che gli oltre 2.500 consulenti finanziari che hanno partecipato alla manifestazione si aspettavano: “continueremo a seguire il modello della non indipendenza. Altre strade, oggi, non sono di nostro interesse”.

Da Sergio Albarelli (Azimut) a Massimo Doris (Banca Mediolanum), passando da Paolo Molesini (Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking), Alessandro Foti (FinecoBank) e Massimo Giacomelli (Widiba) tutti si sono detti convinti che il modello di business dell’industria, con l’arrivo della MiFID II non dovrà cambiare. Solo Armando Escalona (Finanza & Futuro Banca) e Ferdinando Rebecchi (Life Banker BNL Gruppo BNP Paribas) hanno apertamente affermato di essere pronti a considerare anche la consulenza indipendente.

Siamo quindi di fronte ad una chiusura del mercato delle reti alle evoluzioni introdotte dalla MiFID II e auspicate da molti osservatori? I dieci anni che hanno accompagnato il transito dalla prima direttiva europea alla sua revisione (2007-2017) non hanno quindi lasciato nessun segno? 

A primo acchito è alta la tentazione di affermare che alla fine Mifid I e II non hanno portato nessuna vera novità e non sono state in grado di eliminare i difetti operativi dell’industria, ma il messaggio che arriva da Consulentia in realtà è un altro: la MiFID II non chiede di rivoluzionare il modello di business ma di perfezionarlo, esplicitando ulteriormente i costi, introducendo prassi operative più meticolose, garantendo al cliente finale un servizio di maggiore qualità.

Tutte novità che, pragmaticamente, si tradurranno, a detta dei big del settore, in un aumento dei costi per le reti, in una riduzione dei margini e molto probabilmente anche in un calo della remunerazione media dei consulenti finanziari.

Detta così sembra che la MiFID II porterà con sé tempi bui, ma i vertici dell’industria sembrano invece avere una visione più positiva: negare che nei prossimi anni l’industria andrà incontro a una pressione dei margini significa negare l’evidenza, ma fasciarsi la testa pensando che non vi sia una via d’uscita significa non essere consapevoli delle potenzialità dell’industria della consulenza finanziaria. Gli obblighi che entreranno in vigore con la nuova direttiva europea avranno il pregio, non solo di tutelare ulteriormente la clientela, ma di spingere le reti verso nuovi lidi

In discussione, quindi, non c’è il modello della consulenza non indipendente, in gioco ci sono le masse ancora non servite dalle reti che, in maniera unanime, si sono dichiarate pronte a cercare altre fonti di ricavo: sono tutte pronte a non guardare più soltanto al risparmio gestito. 

Da Consulentia emerge così una nuova visione: la MiFID II pone fine al mondo delle reti così come lo conosciamo. Ma non per lasciare spazio alla consulenza indipendente (un’etichetta che non interessa né le reti né clienti – affermano gli a.d.), bensì per avviare un’evoluzione che darà vita a una “full bank” che racchiuderà ogni tipo di consulenza finanziaria e non solo. Con al centro, ovviamente, i consulenti finanziari che, come ha affermato il presidente dell’Organismo di Vigilanza e Tenuta dell’Albo Unico dei Consulenti Finanziari, Carla Rabitti Bedogni, “rappresentano l’anello di congiunzione essenziale tra gli investitori e il mercato. Ma il consulente non può essere l’anello debole della catena, tanto più che nessuna catena è più forte del suo anello più debole. È necessario, dunque, che tutti i risparmiatori siano consapevoli dell’importanza del ruolo dei consulenti finanziari”.