Oramai in Italia e in Europa comanda la Banca Centrale Europea

Riprendiamo in parte questo simpatico titolo da un post pubblicato il 6 Agosto sul blog di Mauro Bottarelli su geofinanza.ilsussidiario.net, che riprendiamo qui sotto. Li si parlava anche delle nostre Camere, ma noi qui non parliamo di politica italiana.

Anche se siamo al 21 Ottobre, possiamo comunque dire esattamente la stessa cosa. Tutta questa settimana la politica e l’economia sono state un vero e proprio ostaggio del vertice Salva banche, stati e quant’altro che si deve tenere domenica e che forse continuera’ fino a mercoledi’ e chissa’ fino a quando, aggiungiamo.

La Merkel e la Bundesbank, ops, perdonate.. la Banca Centrale Europea acconsentiranno a stampare quei due miserrimi triliardi di Euro che servono per salvare le banche europee? Lo sapremo nei prossimi giorni.

La notizia era nell’aria e nell’altalena dello spread Btp-Bund fin dal mattino ma l’ufficialità è arrivata solo a Borse europee chiuse (ancora in rosso e con 70 miliardi di capitalizzazione bruciati): la Bce è pronta a comprare bonds italiani e spagnoli per placare la speculazione, se il governo italiano accetterà di portare avanti specifiche riforme in tempi rapidi su welfare e politica fiscale: ovvero anticipo del pareggio di bilancio di un anno. Di più, stando a quanto emerso i leader europei avrebbero posto sotto intensa pressione Silvio Berlusconi per tutta la giornata di ieri affinché facesse un annuncio al riguardo. Insomma, il tanto sperato rimbalzo, alla luce di questa notizia, potrebbe essere rimandato a lunedì, visto che ieri ieri le Borse europee hanno chiuso tutte in negativo, con Milano ancora vittime di un guasto non meglio precisato che alla chiusura delle contrattazione vedeva l’indice Ftse Mib non aggiornato e fermo a un teorico -0,62 per cento, dato di fatto ufficializzato dal sito di Borsa Italiana nella sua analisi della giornata. Ma il bollettino di guerra prosegue con Londra a -2,71, Berlino a -2,78 e Parigi a -1,26 (portando la piazza europea a registrare il dato di perdita settimanale peggiore degli ultimi tre anni) mentre a tre ore e mezzo dall’apertura della contrattazioni, New York vedeva tutti i suoi indici tornare positivi propio grazie alle indiscrezioni giunte da Francoforte. Ma proprio le montagne russe dello spread tra Btp decennali e Bund, passato da 416 punti base del mattino (dato peggiore di quello dei Bonos spagnoli) alla chiusura di 374, avevano reso evidente il fatto che la Bce, nonostante il veto formale della Bundesbank, già ieri si fosse lanciata sul mercato per acquistare obbligazioni italiane e iberiche. Solo l’intervento di una “mano forte”, Bce o fondo sovrano cinese, può infatti aver frenato un trend al rialzo di quel livello nell’arco di un’ora e fatto passare la Borsa milanese da -4 a +2. Poi, mezz’ora prima dell’apertura di Wall Street, il dato sulla disoccupazione metteva il turbo ai futures degli indici statunitensi e permetteva anche alle altre piazze europee, tutte in profondissimo rosso nella mattinata, di ridurre le perdite o virare addirittura in positivo come nel caso di Parigi. Alle 15.30, la conferma: New York vedeva tutti e tre i suoi indici aprire ampiamento sopra il punto percentuale, fornendo ulteriore ossigeno alle piazze europee che passavano tutte in territorio positivo, con Milano su del 2 per cento. Ma passati i dieci minuti di euforia iniziali, il rimbalzo è terminato. Wall Street virava negativa e trascinava con sè anche le Borse continentali, a causa dell’ennesima incursione a gamba tesa della Germania nella crisi del debito europeo e del pesante andamento dei titoli industriali. Il pattern dell’indice Dow Jones, infatti, è stato per alcuni minuti quello di un flash crash in perfetta contemporanea con la pubblicazione da parte di Reuters di una dichiarazione del responsabile budget della Cdu tedesca, secondo cui i leader dell’eurozona hanno già chiaramente escluso l’ampliamento del volume del fondo salva-Stati, di fatto contraddicendo quanto dichiarato in mattinata dal Commissario per gli Affari economici dell’Ue, Olli Rehn, a detta del quale «per mettere fine all’incertezza sui mercati, l’accordo sul rafforzamento del fondo salva-Stati sarà operativo entro settembre». Insomma, ultime schermaglie in seno all’Europa prima del grande compromesso. E se ieri Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e il dimissionario José Luis Zapatero sono stati protagonisti di una girandola di colloqui telefonici, in mattinata lo stesso Olli Rehn aveva ribadito come «non saranno necessari piani di salvataggio per Italia e Spagna. I livelli degli spread sui mercati dei bond non sono giustificati dai fondamentali». Ma per il commissario europeo, al nostro Paese «serve la collaborazione con le parti sociali per varare misure coraggiose senza ritardo. Il governo italiano deve accelerare il piano di riforme per il consolidamento dei conti affinché abbia un impatto già sul bilancio dell’anno prossimo». Di fatto, il preambolo alle richieste della Bce. Ma a confermare che la tensione su Btp e Bonos non è da considerasi svanita, ci hanno pensato due notizie. La prima, l’annullamento da parte del Tesoro italiano dell’asta di titoli trimestrali prevista per 10 agosto, dopo aver cancellato quella di poliennali del 12. La seconda, il comunicato emesso dalla clearing house LCH Clearnet subito dopo lo sfondamento di quota 400 punti base dello spread, col quale ricordava come in base ai suoi criteri di valutazione, uno spread superiore ai 450 punti base sul benchmark decennale diviene indicativo di un rischio sovrano addizionale. Ovvero, una condizione che potrebbe materialmente fare aumentare il margine richiesto per posizioni sull’emittente delle obbligazioni in questione (Roma e Madrid), colpendo così a livelo di flusso cash e ammontare di bonds a collaterale le operazioni Repo (un’operazione di pensionamento titoli, nel corso della quale il debitore vende titoli al creditore impegnandosi a riscattare, a una data ulteriore, una quantità equivalente di medesimi titoli). Un qualcosa che potrebbe scatenare un effetto a cascata per le obbligazioni dei due paesi e che coinvolgerebbe anche le sottostanti istituzioni finanziarie (ovvero le banche), destinate a diventare soggetti di una pericolosa svendita azionaria. Ieri il pericolo, reale, è stato scampato grazie all’intervento della Bce. Da lunedì vedremo. L’unica certezza è che siamo commissariati, Francoforte, su ordine di Washington, gestisce la politica economica e finanziaria italiano, dettando  tempi e agenda. Direte voi, qual è la novità? Una sola, che essendo tempi di crisi bisogna tagliare, tagliare, tagliare. Quindi, sciogliamo le Camere e lasciamo che Francoforte parli con il Quirinale e Bankitalia per coordinarsi: risparmieremo miliardi di euro.