I pagamenti in mobilita’ uno stimolo per lo sviluppo dell’economia

Come ci siamo evoluti dal baratto? Cosa sta cambiando nel nostro modo di pagare gli acquisti? La tecnologia si evolve tanto velocemente da lasciarci quasi disorientati. Fino a qualche anno fa si utilizzava la carta di credito o il bancomat per acquisti di un certo peso, mentre per fare la spesa o pagare un caffè avevamo il nostro portafoglio bello gonfio (quando non c’era la crisi) di monetine, banconote e tessere fedeltà.

Non avremmo mai pensato di poter utilizzare la carta di credito per acquistare, ad esempio, una bottiglia d’acqua dalle macchinette in ufficio. E ancor meno che l’avremmo fatto appoggiando il nostro cellulare alla macchinetta! Questa è solo una delle novità in arrivo nell’ambito dei pagamenti online.

Ormai siamo abituati ad essere connessi ad internet sempre ed ovunque grazie agli smartphone. E chi ha uno smartphone vuole poter fare da mobile quello che fa con un normale pc desktop. Nell’ambito degli acquisti online è quindi importante fornire all’utente non solo la possibilità di comprare, ma anche di pagare da mobile.

Un po’ di storia

Il campo di prova dell’acquisto di beni su canale digitale è stato quello dei  ticket viaggio e dei contenuti multimediali. I primi pagamenti da mobile risalgono al lontano 1997, quando Coca-Cola testò in Finlandia la possibilità di acquistare (e pagare) le bibite dai distributori automatici attraverso degli sms. Sempre in Finlandia partirono altri esperimenti come l’acquisto di suonerie per i telefonini e biglietti di autobus e aerei, sempre tramite telefono.

Dal 2002 in poi cominciano a scendere in campo grossi player della gestione delle carte di credito (e non solo): Mastercard introduce Mastercard Paypass, una carta di credito con chip RFID grazie al quale basta appoggiare la carta a un lettore POS abilitato per far eseguire la transazione, senza bisogno di pin o firma (per importi inferiori o uguali a 25€).
Dal 2004 McDonalds adotta Mastercard Paypass nei propri store, facendo raggiungere quota 27 milioni di sistemi PayPass nel 2007.
Sempre nel 2007, Visa lancia il suo progetto Visa Paywave, un sistema simile a Paypass ma che sfrutta anche la tecnologia NFC presente in alcuni smartphone, abilitando così i pagamenti tramite il contatto dei telefonini ai POS abilitati.
Nel 2011 poi Google introduce Google Wallet, molto simile a Visa Paywave, ma collegato al proprio account Google e funzionante online e con smartphone dotati di NFC (niente card fisiche quindi).

Le tecnologie sfruttate e da sfruttare in questo campo sono molte, come ad esempio: SMS, QRCode, RFID, NFC.
Ma cos’è disponibile ad oggi per noi comuni utilizzatori di smartphone con una insana voglia di spendere?

Uno dei primi metodi creati per i pagamenti mobile è l’In-app Purchase di Apple, messo a disposizione degli sviluppatori iOS per poter vendere solamente features interne alle proprie Applicazioni, come ad esempio lo sblocco dei contenuti aggiuntivi, la sospensione degli annunci pubblicitari ecc.. (quindi niente beni reali). Square, società americana fondata dall’ex-founder di Twitter, ha dato la possibilità a chiunque di accettare pagamenti con carte di credito, anche a privati cittadini, attraverso un’App dedicata  e un connettore da inserire nel proprio smartphone o tablet. L’idea di base è geniale anche solo per il fatto che non utilizza una connessione hardware specifica per ogni strumento, ma l’entrata delle cuffie che è universale e presente praticamente in ogni device. Quando la carta viene passata nel connettore, viene creato un file audio criptato che viene inviato agli istituti di credito per accettare il pagamento.

PayPal ha creato la sua applicazione che accetta sia pagamenti online, sia l’incasso di assegni. Basta scattare delle foto al fronte e al retro dell’assegno ed inviarle tramite l’applicazione, così da far partire le pratiche di incasso da parte dell’istituto di credito. Google Wallet ormai è una realtà in America ed è presente in più di 27.000 siti ed altrettanti punti vendita sparsi per tutto il territorio Americano.
Visa Paywave è stata presentata ufficialmente al Mobile World Congress tenutosi dal 25 al 28 febbraio a Barcellona. La sua applicazione dedicata sarà preinstallata in tutti i prossimi telefonini Samsung dotati di NFC. Anche un’azienda italiana, la Jusp, si sta avventurando nel mondo dei pagamenti mobile creando un connettore simile a quello di Square, ma che accetta anche pagamenti con Bancomat. La commercializzazione dovrebbe cominciare a metà di quest’anno.

Ticket Restaurant sta sperimentando, al Politecnico di Milano, dei “Ticket mobile” dotati di un sistema di monitoraggio degli utenti che consente l’invio di promozioni su misura. E’ possibile ottenere inoltre statistiche avanzate, basate sulla geolocalizzazione degli store convenzionati e sulle preferenze degli utenti.

E alla fine, quali sono i veri vantaggi dei pagamenti mobile?

I vantaggi per gli utenti sono abbastanza ovvi: non saremo più costretti a girare con troppo contante in portafoglio, con scontrini e monetine o tessere fedeltà! Tutto sarà riconvertito in digitale e il nostro telefono sarà il mezzo universale con cui eseguiremo quasi ogni azione quotidiana, dall’aggiornare lo status di Facebook (che già facciamo) al pagare la verdura al mercato (che sta per arrivare). Potremo ricevere offerte su misura per noi, molto più interessanti di quelle che arrivano oggi, grazie ad un tracciamento molto più preciso di quello che compriamo. In questo modo inoltre potremo tenere sotto controllo tutti i nostri acquisti, registrati automaticamente tramite le varie applicazioni che utilizzeremo per pagare. Ovviamente tutto ciò potrebbe incidere sulla privacy dei nostri acquisti, ma se ci pensate bene, già adesso siamo tracciati tramite tessere fedeltà e bancomat.

I vantaggi per gli esercenti sono da ricercare al di là dell’azione del ricevere il pagamento tramite mobile. Il più immediato è la commissione su ogni transazione, quello più a lungo termine è la fidelizzazione della clientela. Dallo studio delle informazioni ricavate dai tracciamenti, deriva infatti una migliore e più puntuale analisi della propria attività commerciale, che potrebbe portare ad un servizio migliore e di conseguenza un rendimento maggiore.

 

Articolo di Mattia Rigo, fonte: blog su sito tsw.it