Rating debito USA declassato da “stabile” a “negativo”

Dalle principali agenzie:

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha confermato il rating AAA sul debito degli Stati Uniti ma l’outlook è stato tagliato da «stabile» a «negativo». Il profilo fiscale degli Stati Uniti potrebbe diventare secondo l’agenzia «significativamente più debole» rispetto alle altre grandi economie se la crescita del deficit non sarà messa sotto controllo. Invariato, invece, come detto, il rating AAA sul debito pubblico.

«Riteniamo che ci sia un rischio che i governanti Usa non trovino un accordo su come affrontare le sfide di bilancio di medio e lungo termine», afferma Standard & Poor’s ricordando che la recente crisi è iniziata già da due anni senza che la politica Usa sia stata in grado di stabilire come contrastare le recenti difficoltà fiscali e mettere in cantiere la pressione fiscale di lungo periodo.

La valutazione di S&P è stata accolta con una certa irritazione dall’amministrazione americana. «È una valutazione politica», ha tagliato corto il consigliere economico della Casa Bianca, Austan Goolsbee. Parlando alle tv Msnbc e Cnbc, Goolsbee si è detto quindi in disaccordo con Standard and Poor’s essendo convinto che gli Stati Uniti raggiungeranno un’intesa a lungo termine sulla riduzione del deficit di bilancio. Posizione analoga a quella espressa dal Tesoro. «S&P ha confermato il rating di AAA sul debito Usa, ma ha enfatizzato la necessità di una tempestiva cooperazione bipartisan nel Congresso per il risanamento dei conti pubblici», ha replicato in una nota. «Crediamo che Standard e Poor’s sottovaluti la capacità dei leader politici Usa di agire insieme per risolvere i problemi di bilancio del Paese», conclude il comunicato.

Il vice segretario al Tesoro, Mary Miller, ha poi precisato che gli Stati Uniti sono pronti a pendere tutte le misure necessarie per ridurre il deficit pubblico. Secondo Miller entrambi i grandi partiti sono d’accordo sul fatto che adesso è il momento di agire in questo senso. «Riteniamo – ha ribadito – che Standard and Poor’s sottostimi la capacità dei leader americani di mettersi d’accordo per indirizzare le sfide sul bilancio che la nazione deve fronteggiare». A condividere l’ottimismo dell’amministrazione Usa sembra essere un’altra agenzia di rating, Moody’s, che a differenza di S&P valuta positivamente le ultime proposte di bilancio Usa tanto da far conservare il rating di AAA con outlook stabile in quanto ridurrebbero il deficit ed il debito. «Sia la proposta rivista del presidente che quella dei repubblicani migliorerebbero la capacità di credito degli Usa», afferma in un rapporto Steven Hess, analista Moody’s, spiegando che entrambe puntano a ridurre il deficit seppur con strumenti diversi.

Sdrammatizza la situazione anche il premio Nobel per l’economia Paul Krugman. «So, no big deal», scrive nel suo blog l’economista definendo quindi la mossa di S&P «una decisione di poco rilievo». Krugman aggiunge che a prima vista la decisione non sembra stupida visto che aumenta le pressioni per un accordo sul deficit in seno al mondo politico americano, ma ricorda, con un grafico, quello che è successo in Giappone dopo che S&P ne aveva abbassato il rating nel 2002: i tassi dei bond non sono cresciuti più di tanto e sono poi tornati ai bassissimi livelli iniziali, nonostante le scommesse degli investitori.