E se la Germania volesse buttare l’Italia fuori dall’Euro?

Per il capogruppo dei liberali al Bundestag, Rainer Bruederle, l’Italia, vista la sua situazione economica disastrosa e considerata la sua instabilità politica, potrebbe anche uscire dal sistema dell’euro.

Con l’avvicinarsi delle elezioni in autunno i politici tedeschi riscoprono la necessità di non apparire davanti agli occhi dei cittadini  come coloro che sono disposti ad avvallare ancora la tendenza dei Paesi dell’area Sud dell’Unione alla spesa facile. Una tendenza che ha portato la Grecia sull’orlo della bancarotta, la Spagna e il Portogallo a ruota tanto da essere costrette a chiedere l’aiuto del fondo salva Stati dell’Unione europea ed impedire il crollo del’intero sistema dell’euro.

L’Italia, con il suo maggiore peso economico e con un debito pubblico che ha raggiunto il 127% sul Prodotto interno lordo, crea ai tedeschi le maggiori preoccupazioni che nemmeno la presenza di Mario Monti al governo è servita ad attenuare. Monti, già legato agli ambienti anglofoni della finanza internazionale, è stato imposto all’Italia proprio da Angela Merkel oltre che dalla Bce di Mario Draghi, ex vicepresidente di Goldman Sachs Europa.

L’attacco di Bruederle è chiaramente più rivolto al mercato politico interno e vuole dare l’idea che la Fdp condivide i malumori dei sobri cittadini crucchi che non vogliono più sganciare un euro per quei lavativi di italiani che con la loro incontinenza di spendere e di spandere hanno portato il debito pubblico a livelli record e che danno ancora l’idea di non voler accettare i sacrifici che gli vengono chiesti per tirarsi fuori dal baratro nel quale sono sprofondati.

A giudizio di Bruederle, le regole che stanno alla base dell’euro devono essere rispettate da tutti. L’alternativa ad un’uscita dell’Italia dalla moneta unica consiste quindi nell’adozione di misure da lui definite “drastiche”, poiché il nostro Paese è penalizzato da una scarsa competitività e della mancata attuazione di riforme “strutturali” come quella del mercato del lavoro.

Bruederle ha spiegato di non essere stato rassicurato dagli sforzi di Monti e dalle parole di Draghi che aveva sottolineato che dall’Italia non può svilupparsi un rischio “contagio” tale da estendersi ai Paesi cosiddetti “virtuosi” dell’area dell’euro.

A scatenare l’ira del capogruppo liberale sono stati i mancati tagli al settore pubblico.  Finora, ha accusato, le spese dello Stato non sono state tagliate né tantomeno è stato reso più flessibile il mercato del lavoro, con i licenziamenti resi più facili per invogliare le imprese italiane ed estere ad assumere e licenziare. Noi tedeschi, ha rivendicato Bruederle, abbiamo compiuto un duro cammino con l’attuazione della riforma dello Stato Sociale. L’Italia deve fare lo stesso. E’ troppo comodo non fare nulla e lamentarsi su ciò che va male. La crisi dell’euro non è superata e la Germania ha raggiunto il limite di sopportabilità del carico per il salvataggio dei Paesi in crisi. Non è ammissibile che i lavoratori tedeschi finanzino con le loro tasse gli sviluppi errati negli altri Paesi europei. Il bilancio statale tedesco non deve essere il self service di tutta l’Europa.

Se molti crucchi vorrebbero buttarci fuori dall’euro, appena uno scarso 1% degli italiani vede con favore una uscita dalla moneta unica. Dal Rapporto sull’Italia dell’Eurobarometro, un ufficio dell’Unione europea, emerge che il 59% degli italiani chiede a Bruxelles di mettere la soluzione della crisi in corso al primo posto negli interventi da fare.

Una tendenza prevalente nella maggior parte degli Stati membri, in particolare quelli dell’area Sud più colpiti dalla crisi. Si tratta però di opinioni raccolte nella prime due settimane di novembre del 2012 che potrebbero essere nel frattempo mutati. Il 31% dei cittadini italiani vede nell’euro il principale risultato prodotto dall’Unione europea. Sul senso di appartenenza all’Unione, il risultato è un sostanziale pareggio. Un 51% è convinto di sentirsi cittadino europeo ma ammette di conoscerne ancora poco i diritti e le opportunità. Mentre un 47% degli italiani continua a non sentirsi un cittadino della Ue. Siamo insomma un Paese euroscettico.
Fonte: rinascita.eu